La manovra dell'austerity è legge l'ultimo scontro sui salari Meloni: "C'erano poche risorse"
Al fotofinish arriva il via libera definitivo alla Camera con 216 sì. Giorgetti esulta "Ce l'abbiamo fatta, altri in Europa no". E insiste sugli stipendi: li abbiamo aumentati
re bene sui cont
L'Italia, ha annunciato il commissario Ue Raffaele Fitto, ha ricevuto da Bruxelles il pagamento dell'ottava rata del Pnrr, pari a 12,8 miliardi di euro.
Raffaele Fitto, 56 anni, Fdl
Sempre ieri il
clo di ore di e tor-al mo-ca esa-olosa-
governo ha trasmesso alla Commissione la richiesta di pagamento della nona e penultima rata da 12,8 miliardi di euro. Con l'ottava rata i soldi incassati salgono a 153,2 miliardi di euro mentre la spesa effettiva al 30 novembre scorso ammontava a 101,3 miliardi di euro. A fine 2025 il totale raggiungerà circa 110 miliardi. "Con la richiesta di pagamento della nona rata - ha detto la premier Giorgia Meloni - l'Italia si conferma capofila in Europa nell'attuazione del Pnrr".
delle pensioni. Il via libera all'ordine del giorno della Lega per la sospen-sione dell'aumento dell'età pensio-nabile ha ringalluzzito Matteo Salvi-ni. Claudio Durigon, tra i suoi fede-lissimi, rilancia: ora la cancellazione dello scalino. Giorgetti non resta in sensibile alla richiesta del suo parti-to. «Cercheremo di ridurre quel me-se in più che partirebbe dal 2027» ma aggiunge «se nel corso del 2026 le cose continueranno ad anda re bene sui conti pubblici». Nessun
resta dritta. Anche perché il nuovo anno metterà i conti pubblici davanti alla prova dell'au-mento della spesa militare. «Il dibat tito ci sarà dalla prossima primave ra, quando e se usciremo dalla pro-cedura di infrazione», chiarisce il ministro. In ogni caso - assicura - l'I-talia chiederà la deroga per l'aumen-to della spesa per la difesa «in modo da non toccare in alcun modo le spe-se destinate a sanità, scuola e istru zione». Ma il tema delle pensioni toc-
ca anche altre corde sensibili. In au-la arriva lo stop all'ordine del giorno del Pd che impegnava il governo «ad astenersi da iniziative volte a mettere in discussione» il riscatto della laurea e le finestre per l'uscita anticipata. La doppia stretta non è entrata nella manovra, ma il no ai dem non esclude un ripensamento. A taccuini chiusi, i leghisti ribollo-no. La Finanziaria taglia il traguar-do, ma non tutte le scorie sono finite nel deposito. ©RIPRODUZIONE RISERVATA⁹
A un giorno dall'onta dell'eserci-zio provvisorio, il governo strappa il via libera definitivo del Parlamento alla manovra. L'atto finale si consuma a Montecitorio al-l'ora di pranzo. Si vota. Le luci verdi sul tabellone che sovrasta l'aula so-no 219. I voti contrari arrivano a 126, tre gli astenuti. La Finanziaria da 22 miliardi è legge. La quarta da quan-do il centrodestra è al governo. Quel-la dei conti in ordine e della spesa sotto controllo. Dell'asticella del de-ficit al 3% o giù di lì, per portare l'Ita-lia fuori dalla procedura d'infrazio-ne già l'anno prossimo, in anticipo. Per questo si è fatta piccola. Un po' a tutti, di più al ceto medio, il target politico deciso a Palazzo Chigi. Ma troppo ristretta per la maggioranza che per questo ha borbottato e pun-tato i piedi. Soprattutto la Lega. Uni-ti, gli alleati, nel portare a casa alme-no qualche emendamento o la pro-messa di un impegno con un ordine del giorno.
Il disco verde dell'emiciclo di Montecitorio spegne il rumore di fondo di un iter parlamentare tor-mentato. Non le polemiche sul mo-nocameralismo di una manovra esa-minata davvero, per altro frettolosa-
ROMA
